La nostra cooperativa nasce nell'inverno 1997 e sino al 21 settembre 2004 ha gestito un progetto di valorizzazione e di rinascita sociale ed economica dell'azienda di Castiglioncello Bandini di 1018 ha. sulle falde del monte Labro (massiccio dell'Amiata), nell'omonimo borgo medievale in via di spopolamento. L'esperienza è stata interrotta da uno sfratto esecutivo ordinato in seguito ad una sentenza scandalosa che invalidava il contratto di affitto "perché strumentale all'acquisto" e dopo una durissima lotta di 3 anni, che ha trovato una straordinaria solidarietà anche oltre i confini nazionali. Successivamente siamo riusciti a conservare di quei terreni l'uso di un podere di 48 ha., e a prendere in affitto altri pascoli montani poco distanti per tenere in vita gli allevamenti (ovini, bovini e suini), per sopravvivere ed evitare il proprio scioglimento. Questa soluzione, però, non permetteva da sola di uscire dalla difficile situazione economica derivante dallo sfratto. Per far fronte ai debiti, ridare lavoro e fiducia ai soci, mantenere in vita la rete di solidarietà morale ed economica, si è cercata una nuova azienda agricola di dimensioni e potenzialità produttive adeguate.
È' così che si è approdati alla Tenuta di Peccioli (970 ha.) di proprietà del comune di Peccioli, che ha accettato un progetto di sviluppo presentato dalla Cooperativa e ha sottoscritto il 2 febbraio 2005 un contratto di affitto della durata di 10 anni.
La produzione più importante della Tenuta è il vino: esistono 48 ha. di nuovi vigneti DOCG Chianti e I.G.T. toscano di cui circa 30 già in produzione e due cantine, una tradizionale ed una ad alta tecnologia. Esistono 4.500 ulivi, di cui finora siamo riusciti a recuperare un terzo dall'inselvatichimento. L'altra attività tradizionale è la coltura dei cereali, che abbiamo iniziato a sostituire con gli allevamenti, trasferendo una parte degli animali che ancora alleviamo sull'Amiata con il metodo biologico.Anche sulla nuova azienda è stata iniziata da subito la conversione al biologico e contiamo entro l'anno prossimo di ottenere la certificazione.
Il nostro obbiettivo principale è quello di migliorare la nostra condizione di vita uscendo dalla schiavitù della logica di mercato imperante che impone sfruttamento della terra e delle persone per produzioni intensive pagate all'ingrosso a prezzi da terzo mondo, rivendute ai consumatori a prezzi da rapina, per di più con uno standard medio di qualità molto scadente che provoca patologie sempre più allarmanti. Pensiamo che l'unico modo di affrontare questo problema ormai planetario sia quello di allargare sempre più l'alleanza tra contadini e consumatori e, per quanto possibile, recuperare il rapporto con la terra, con la conoscenza delle sue fonti di ricchezza e di vita, partecipando alla riappropriazione (non nel senso della proprietà ma dell'uso, della gestione) della terra e del cibo, ormai sempre più nelle mani della speculazione e dell'agroindustria. Questo obiettivo non è più un'utopia, è diventato la parola d'ordine di Via Campesina, l'organizzazione mondiale con oltre 100 milioni di contadini aderenti, in cui ci riconosciamo. E molte istituzioni, tra cui la Regione Toscana, stanno cominciando a confrontarsi su questa proposta.
I primi fatti concreti di apertura al territorio sono stati: la messa a disposizione di 3 ha per gli orti sociali, la proposta di uno sportello per l'informazione tecnica sul biologico, il rilancio della vecchia festa delle Serre (1° domenica di maggio) che rappresentava l'incontro tra le 40 famiglie di coloni dell'azienda e gli abitanti del paese, abbiamo ricostituito con l'Università di Pisa un vigneto museo di 85 specie toscane in via di estinzione. Soprattutto, stiamo lavorando all'ampliamento della rete dei gruppi d'acquisto.